“Too Big to Fail”: l’analisi di Andrea Sutto

Una delle più grandi crisi economiche dal 1929 in avanti: è questo il focus di Too Big To Fail, romanzo di Andrew Ross Sorkin che ruota intorno al fallimento della Lehman Brothers. Già oggetto di importanti rappresentazioni cinematografiche, su tutte Margin Call di J.C. Chandor, la vicenda muove dal tentativo estremo di salvare la banca, non senza il sacrificio di diverse persone. Attraverso una sterminata serie di fonti, composta da più di 500 ore di interviste, documenti riservati, registrazioni audio, e-mail, appunti personali, piani di fatturazione e persino agende e note spese, Sorkin ricostruisce il grave crac finanziario sfruttando le sue competenze in materia e imbastendo una trama da thriller politico-finanziario. Un resoconto dettagliato sui retroscena della crisi e sulle (discutibili) manovre messe in atto dalle alte sfere della finanza per evitare una catastrofe prevedibile. Quando ci si sente “troppo grandi per fallire” spesso è quello il momento in cui la sete di potere prende il sopravvento e il sistema creato comincia a crollare. Sorkin consegna al suo lettore un instant classic, un libro che approfondisce il tema senza scadere in tecnicismi fini a se stessi, adatto quindi a un pubblico ampio. Un’opera fatta di poche luci e molte ombre, un ritratto delle debolezze dell’uomo quando si trova a guadagnare improvvisamente grandi somme di denaro. Too Big To Fail arriva al punto proprio perché sceglie di aderire a una realtà che, il più delle volte, oltrepassa la finzione. Sorkin questo lo fa emergere dalle pieghe del racconto, dimostrando di essere a tutti gli effetti un “enfant prodige” dell’informazione economica americana.

Andrea Sutto  

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