“The Big Short”: la recensione di Andrea Sutto

“We fed the monster untili it blew up…”

The Big Short, pubblicato nel 2010, è un saggio di economia di Michael Lewis. L’autore di The Blind Side e Moneyball racconta le vicende che hanno portato allo scoppio della grande bolla immobiliare statunitense, che condusse alla disastrosa crisi finanziaria degli anni 2007-2008. Ambientato negli anni 2000, il racconto segue le vite di quattro insoliti personaggi, quattro “outsiders” del mondo dell’alta finanza: speculatori visionari, saranno gli unici in grado di prevedere la catastrofe prima che si verifichi. Si tratta di una coppia di ragazzi partita con 100mila dollari da un garage, un medico che a tempo perso si occupa di dare consigli finanziari e un finanziere arrogante che si crede più intelligente degli altri e che, di fatto, lo è. Sono diversi, ma proprio per questo risultano avere delle menti brillanti, che sanno guardare al futuro.

Anticonformisti, schietti e geniali, riusciranno a percepire tutto quello che sta per accadere molto prima che accada, e ancor prima di quando diverrà pubblico nell’autunno del 2008. Direttamente dai casinò di Las Vegas, i quattro comprendono il meccanismo fallimentare che è in atto e pensano a come poterlo sfruttare a loro vantaggio.
Michael Lewis ci dà le chiavi di lettura per comprendere le cause della grande crisi economica che ci ha coinvolti tutti, partendo direttamente dall’avidità e dalla doppia faccia di Wall Street. Lo fa con una narrativa compatta, chiara, mordace, piena di black humor e indignazione.

The Big Short si rivela essere una lettura accattivante, non troppo complicata anche per chi non è del settore, sicuramente necessaria per capire da dove si origina la grande bolla immobiliare che farà scoppiare il mercato americano e la crisi economica mondiale conseguente. Il saggio è rimasto per 28 settimane nella lista dei “best-seller” del New York Times e ha ispirato l’omonimo film del 2015, dal titolo italiano La grande scommessa.

Andrea Sutto

 

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